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                                                             L'oro dell'euforbia ( 'a vulla)

   
Uno dei più bei spettacoli della natura, in questi primi giorni di  una incerta primavera, è vedere i prati addobbati dal ciazip, il "fiore"  dal colore  dell'oro dell'euforbia, una delle piante più belle che crescono nei terreni marginali che circondano il nostro paese.   Esistono diverse ipotesi sull'origine del nome di questa pianta capace di vivere  in condizioni impossibili e  considerata perciò simbolo di speranza, di rinascita e di coraggio. Secondo alcuni il nome deriverebbe da Euforbo, guerriero troiano che colpì Patroclo prima che il greco venisse finito da Ettore e poi che morì per mano di Menelao, mentre secondo altre fonti euforbia deriverebbe dal nome del chirurgo mauritano Euphorbos come riporta Plinio. Per altri ancora potrebbe derivare da due parole greche il cui significato sarebbe "ben nutrito." 
  Tra le caratteristiche di questa pianta tanto bella quanto "pericolosa" c'è quella di contenere all'interno del tronco un succo latteo caustico che a contatto con la pelle provoca ustioni, ma dal quale, in tempi più recenti, vengono ricavate molecole terapeutiche. Per queste caratteristiche  nella letteratura greca si racconta che la magna Circe utilizzasse il latte di euìforbia per ricavarne una pozione con la quale trasformò in maiali i compagni di Ulisse, forse anche perché nel promontorio del Circeo, in origine l' isola di Eea nella quale abitava la maga omerica, la pianta cresce in abbondanza. L'euforbia è citata più volte anche da Grazia Deledda, la scrittrice sarda vincitrice del Premio Nobel per la letteratura, nel suo romanzo "Canne al vento."
  Purtroppo l'uomo, che riesce sempre a i rovinare ogni cosa, ha trovato anche il modo di utilizzare questa bellissima pianta per scopi ignobili. Fino a qualche decennio fa, infatti, il lattice dell'euforbia (vulla nel dialetto caccurese) veniva utilizzato per intossicare le acque di fiumi e ruscelli. In questo modo i pesci tramortiti venivano a galla e potevano essere raccolti  senza eccessivi sforzi, ma i danni all'eco sistema erano consistenti.