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I
MITICI OPERATORI ECOLOGICI DEGLI ANNI 80
Questa
mattina riordinando alcune cartelle del mio archivio
fotografico digitale mi sono imbattuto in questa storia foto che
ritrae tre miei carissimi amici, fra l'altro dipendenti comunali
in servizio nel periodo nel quale, negli anni 80, ho avuto
l'onore di amministrare il comune del mio paese natale in
qualità di assessore delegato . Tre carissimi amici che,
purtroppo, non sono più con noi ma dei quali conservo, così
come, ne sono sicuro, anche tutti i compaesani, un ricordo
struggente e rispettoso, Si tratta dei mitici operatori
ecologici Giuseppe Costanzo (a sinistra), Vincenzo Loria
(al centro della foto) ed Alessandro Raimondo (a destra),
tre splendide persone, grandi lavoratori e dipendenti scrupolosi
che si distinsero per la dedizione al loro ufficio. .
Oltre al ricordo commosso e struggente che accomuna i tre
amici, ho altri ricordi di ognuno di loro che me li rendono
ancora più cari. Di Peppino Costanzo ricordo le ore trascorse
insieme nel mio fondo di San Biagio nel quale, con perizia
e passione si dedicava a innestare gli olivastri selvatici
trasformando quella che era una landa improduttiva in un uliveto
rigoglioso. Era anche un compagno di partito, anche se la
sua militanza fu sempre discreta e mai sopra le righe. Di
Vincenzo ricordo l'affetto e la stima che nutriva nei miei
confronti, mentre di Alessandro, carissimo amico di mio padre,
conoscevo vita e miracoli sin da bambino grazie proprio ai
racconti di mio padre tra i quali un aneddoto curioso: quando da
giovani organizzavano balli nei vari rioni del centro storico,
oltre a ballare, quando dopo qualche ora subentrava la
stanchezza, si ritrovavano seduti di fronte a cumuli di
castagne infornate e patate arrostite che sia i suonatori
(mio padre, Vincenzo e Gigino Caputo, Giuseppe Scigliano, Primo
Barone e qualche altro amico), sia "i ballerini"
divoravano per la fame, compagna fedele di quei tempi
grami. Ovviamente il tutto veniva accompagnato da
abbondanti libagioni e il vino scorreva a fiumi. E qui entrava
in scena Alessandro il cui compito era quello di trasportare
frequentemente dalla cantina della casa ospitante il vino in un
secchio metallico di quelli che si usavano per mungere le capre
e trasportare il latte. Alessandro rimase sempre legatissimo a
mio padre che, come si premurava di farmi sapere quando mi
incontrava, non mancava di salutare durante le sue visite al
cimitero passando davanti la tomba come se il vecchio amico e
compagno di gozzoviglie fosse ancora in vita e potesse rispondergli,
Un saluto commosso e deferente a questi tre grandi , umili
uomini.
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