Ho
scritto più volte che il fenomeno del brigantaggio è complesso e articolato per cui, parlandone
da sprovveduti si rischia di confondere patrioti o contadini in lotta
contro l'oppressione e la schiavitù per delinquenti capovolgendo ruoli
e giudizi o di santificare veri e propri pendagli da forca, tagliagole
di quelli che si trovano ancora oggi in circolazione, anche se non li
chiamiamo più briganti, ma pregiudicati, rapinatori o fuorilegge.
Nel XIX secolo, comunque, la paura dei briganti
(briganti criminali, soprattutto) era molto forte, anche perché,
braccati dalle guardie urbane, dai manutengoli degli agrari,
perseguitati perennemente dalla fame, i fuorilegge non andavano tanto
per il sottile nel corso delle loro scorrerie. Per difendersi la povera
gente aguzzava l'ingegno come questo contadino che abitava da solo in
una masseria di campagna e che, come raccontava nonno saverio mise
in fuga una comitiva di quattro briganti con una furbata.
Accortosi che i briganti stavano circondando la casa e che
a breve avrebbero fatto irruzione magari per sgozzarlo, si mise a
declamare ad alta voce questa litania:
Levative e quazative garzuni
Sette alle stirpe
(1)
e sette alla lattare(2),
sette ppe ccà, sette ppe llà,
sette allu settu re Macalantrà,
sette iati all’acqua alli valluni,
sette iati a ligne a sti timpuni
sette secutati ‘sti latruni.
I briganti presi dal terrore di vedersi a breve inseguiti da 42 validi
garzoni che li avrebebro quantomeno presi a bastonate, se la diedero a
gambe e, probabilmente, ancora staranno correndo. Così il furbacchione
si liberò dei masnadieri che non ebbero più il coraggio di avvicinarsi
a quel casolare.
1)
pecore senza latte
2) pecore che allattano gli agnellini
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