Un progetto di sviluppo sostenibile I pannelli fotovoltaici, energia pulita e rilancio del lavoro. La rete degli emigrati, strumento di ampliamento degli orizzonti commerciali e turistici
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Un
progetto di sviluppo sostenibile per i paesi della Presila crotonese
basato sulla produzione di energia pulita e nel rispetto di un ambiente
sano e accogliente nel quale valorizzare prodotti tipici da
commercializzare e promuovere nel mondo grazie alla rete degli emigrati:
questo è il messaggio che viene dal convegno promosso dai DS di
Caccuri e dalla lista Uniti nell'Ulivo che si è svolto mercoledì 19
nei locali del Centro sociale. L'importante iniziativa è stata
presieduta da Eugenio Domenico Marino, responsabile Comunicazione
Ufficio DS - Italiani all'estero della Direzione nazionale DS ed è ha
visto la presenza di Claudio Cappellini, dirigente nazionale del CNA,
esperto di politiche per la piccola e media impresa e di Marianna
Caligiuri, candidata a sindaco per il centro sinistra. Le conclusioni
sono state affidate all'on. Gianni Pittella, della Commissione bilancio
e Relatore permanente ai Fondi strutturali al Parlamento europeo. Nel
corso dei lavori è stato letto il saluto dell'on. Ermete Realacci,
promotore della legge sui piccoli comuni, impossibilitato a partecipare
ai lavori per sopraggiunti impegni. Questi concetti sono poi stati ripresi dall’on.
Pittella che si è soffermato sulla necessità di capovolgere la logica
di un improbabile sviluppo proposto dal vertice, come avveniva con la
vecchia Casmez e della necessità che le proposte imprenditoriali
vengano dal basso sviluppando la capacità di creare impresa e
occupazione e ha stigmatizzato le responsabilità della Regione Calabria
che non riesce a spendere le enormi risorse finanziarie (circa 10.000
miliardi di vecchie lire) che l’Unione europea ha assegnato alla
nostra regione e che rischiano di dover essere restituite. Al convegno
erano presenti i candidati al consiglio provinciale dell’Udeur, Enzo
Megali e dei DS, Donato Pedace, il sindaco di Savelli Angela Caligiuri,
l’assessore alla Comunità montana Francesco Durante e delegazioni di
San Giovanni in Fiore, Cerenzia, Castelsilano e San Mauro Marchesato.
Manifesto per un progetto guida di sviluppo sostenibile di
Eugenio Marino
Da molti anni Caccuri vive una
fase di forte depressione che ha portato a un massiccio aumento
dell’emigrazione, a una forte stagnazione economica e
all’impoverimento della cittadinanza e dell’istituzione comunale. Il
paese ha assistito alla chiusura di attività e servizi commerciali di
primaria importanza tra cui la banca e il distributore di benzina, per i
quali a nulla sono valsi gli appelli e gli sforzi dei partiti e della
società civile per impedirne la chiusura. Come è noto, i servizi
territoriali e commerciali rappresentano una condizione di vivibilità
essenziale, peraltro riconosciuta e supportata dalla stessa Unione
europea. In numerosi Paesi membri dell’Unione sono già state avviate
politiche locali e generali di intervento per contrastare il fenomeno
dell’abbandono dei piccoli centri, per avviare una nuova fase di
sviluppo e arginare fenomeni preoccupanti sul piano sociale ed economico
come quello dell’emigrazione. Le azioni, pur nella loro diversità,
muovono da una comune convinzione, ovvero che lo “sviluppo locale
passa per il rafforzamento della più importante delle ricchezze che è
la risorsa umana”. Tale progetto, rispettoso dell’ambiente in cui dovranno crescere le future generazioni, oltre a proporsi come innovativo, sarà anche fonte di lavoro per numerose figure professionali sia in una prima fase progettuale e realizzativa, che in una seconda fase gestionale e manutentiva. Sarà, inoltre, il nucleo centrale intorno al quale sviluppare un indotto economico sia per ciò che riguarda lo sviluppo di una rete di distribuzione energetica che per ciò che riguarda l’attività di studio e ricerca, indirizzando i giovani studenti caccuresi, insieme a quelli dei paesi limitrofi, verso studi e ricerche che aprano nuove prospettive sia a loro che al proprio paese, in un gioco culturale e di ricerca al rialzo. In un ambiente sano, pulito e non inquinato, inoltre, dove l’immenso patrimonio agroalimentare porta con sé una ricca e genuina tradizione culinaria che va dagli insaccati ai numerosi e vari prodotti di conserva, all’olio di oliva – che ogni famiglia è in grado di produrre in maniera “biologica” – è possibile avviare programmi di cooperazione familiare e comunale nella produzione, conservazione e distribuzione di questi prodotti, aprendosi al mercato nazionale e soprattutto estero. Proprio tra gli emigrati in Italia e oltre confine (l’Altra Italia, cioè quei circa sessanta milioni di italiani e oriundi che risiedono all’estero), infatti, vi è una grande richiesta di prodotti tipici locali, biologici e caserecci o, comunque, non industriali. E proprio attraverso la rete degli emigrati caccuresi, calabresi e italiani all’estero, occorre aprirsi e penetrare nuovi mercati, cercare spazi nei quali inserire i prodotti tipici locali “made in Italy”, magari arrivando alla certificazione del marchio D.O.C. o D.O.P, così come hanno già fatto e stanno facendo numerose comunità locali italiane. E in questa direzione le associazioni di emigrati calabresi e italiani nel mondo, le Consulte regionali dell’emigrazione, i Com.It.Es[1] e il CGIE[2] – che con l’adozione del voto per corrispondenza acquistano peso sempre maggiore anche all’interno del Parlamento italiano – sono un importantissimo punto di riferimento e di orientamento. Sono strutture capaci, anche attraverso la prossima elezione di rappresentanti diretti in Parlamento e la Cabina di regia Stato - Regioni - Province autonome - CGIE, di mettere in rete e coordinare le attività dell’intera comunità italiana nel mondo con il più piccolo e remoto paese italiano, con lo scopo di intensificare i rapporti e gli scambi sia culturali che economici in un contesto di globalizzazione e multiculturalismo che riduce il pianeta ad un villaggio globale nel quale nessuno, pena la propria sopravvivenza, può pensare di riuscire a fare da solo.
[1] Comitati degli Italiani all’Estero. Sono i comitati di base dei cittadini italiani che risiedono all’estero. Di nomina elettiva, durano in carica 5 anni, fungendo da base della rappresentanza italiana all’estero e, avendo poteri a carattere locale, sono comunemente assimilati e parificati ai consigli comunali in Italia. [2] Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. È l’organismo di rappresentanza a carattere mondiale e rappresenta il Parlamento degli italiani all’estero, con funzioni di indirizzo nei confronti del Parlamento italiano. |