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       Lunedì  31 Marzo 2025

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  ULTIME NOTIZIE

ACCADDE DOMANNASCE  ALBERTO MACRì  

MUORE IL PROFESSOR FRANCESCO MACRì (TATA) DIRETTORE SCUOLE ITALIANE URUGUAY

ADDIO A LUIGI VENTURA, UN GRANDE CACCURESE

ACCADDE DOMANI: CADE IL COMBATTIENTMENTO A NIVIVE (ALBANIA) L'AVVOCATO VINCENZO AMBROSUIO, MEDAGLIA D'ORO AL V.M. ; NASCE DON FRANCESCO PASCULLI

  'U JORNU  'E L'AZATA (martedì grasso)

IL CIRCOLO PD DI CACCURI DENUNCIA LA MALA SANTA' CALABRESE

24/02/2025
 
ACCADDE DOMANI: IL 25 FEBBRAIO 1849 NASCE A CACCURI ANGELO RAFFAELE SECRETO ALIAS VELOCIU, "IL PIETRO ARETINO CACCURESE."

ACCADDE DOMANI: IL COMUNE APPROVA IL PROGETTO DI CONSOLIDAMENTO DELLA CHIESA MADRE

L' UNIVERSITà POPOLARE DEL MEDITERRANEO . VISITA AGUIDATA CON "MAIALATA " A CACCURI

Auguri a Ersilia Pasculli                      

IL FATTO  

19 MARZO :   U JORNU TUO, MA OGGI SAREBBE ANCHE "IL SUO"


 

 





 






 

                                                                        IL FATTO  

                                                  Auguri a un Giuseppe Speciale



 In questo giorno speciale nel quale si festeggiano tutti i Giuseppe e tutti i papà, non potevano mancare gli auguri a un Giuseppe  e, in mancanza di un papà per ovvi motivi,  a un nipote che rinnova la tradizione dei "Giuseppe" nella famiglia Marino del quale andiamo giustamente orgogliosi e che rappresenta il futuro, un Giuseppe che dà un senso al cognome Marino essendo il primo della famiglia che porta questo nome  che sa finalmente nuotare. Per adesso in piscina e al mare, ma, ne sono sicuro, saprà farlo ottimamente anche il quel mare spesso procelloso che è la vita. Auguroni, caro nipote. Un abbraccio

  19 MARZO :   U JORNU TUO, MA OGGI SAREBBE ANCHE "IL SUO"

All'età di 4 - 5 anni mio padre cominciò a insegnarmi il concetto di onomastico che nel dialetto caccurese diventa " 'u jornu" (il giorno): 'u jornu 'e Giuseppe, 'u jornu 'e Franciscu, 'u jornu 'e Maria etc. Quando papà al mattino mi faceva gli auguri e mi diceva "Oje è lu jornu tuo" e io, nella mia ingenuità di bambino pensavo che quel giorno fosse solo mio e di nessun altro sulla terra, appartenesse solo a me e che per 24 ore ero una specie di regnante al quale tutti gli abitanti del paese tributavano il loro omaggio. Quando poi, verso le 11 passava la processione del santo con la banda in testa perché allora San Giuseppe era ancora un santo di serie A e non gli era stata inflitta la seconda umiliazione, allora non avevo più dubbi e pensavo che il festeggiato non fosse il falegname di Nazareth, ma il figlio del falegname di Caccuri.  
  All'epoca i bottegai non avevano ancora inventato, oltre a a tutte le altre feste, anche quella del papà per cu non potevo nemmeno ricambiare gli auguri a quell'uomo meraviglioso, al più umile, al più semplice , al più povero, ma nel contempo più generoso uomo che ho conosciuto: Genuzzu Marino. Oggi che potrei e vorrei farglieli, non è più possibile perché la vita, al di là della retorica e delle ipocrisie dì una cultura clericale, è, tutto sommato, uno schifo, un qualcosa di effimero , faticoso e doloroso. E Schopenhauer non aveva davvero tutti i torti.

Auguroni a tutti i Giuseppe e a tutti i papà del mondo

 

                FILASTROCCA DELLA FAME NEL MONDO
                               di Peppino Marino

Filastrocca delle campane

Per tutti i bimbi che non hanno pane.

Manca il pane, qui sulla Terra,

Ciò che non manca mai è la guerra.

 Soffre il bambino della Nigeria;

nel suo paese c’è tanta miseria,

mentre il fanciullo della Sierra Leone

soffre perché non fa colazione.

 Il bambino di Palestina

Gradirebbe un po’ di pastina,

un gelato, i canditi, i torroni,

invece vive tra bombe e cannoni.

 Filastrocca del girotondo,

combattiamo la fame nel mondo;

quando c’è fame non c’è mai pace,

la rabbia cresce; la rabbia non tace.

Filastrocca del baccalà

Si riaffermi la solidarietà;

la carità che non sia pelosa

ché la giustizia è un’altra cosa.

 Rendiamo ai poveri il nostro maltolto

Perché per questo soffrono molto,

così la fame sparirà

e allora la pace trionferà.

 

 

 

 

 

L'ULTIMO SALUTO A LUIGINO VENTURA


  Caccuri ha dato oggi pomeriggio l'ultimo saluto a un dei sui più illustri foigli degli ultimi decenni,  Luigi Ventura.  Dottore in economia  a commercio, ricercatore di storia locale e di tradizioni popolari caccuresi, era il presidente della Fondazione Terzo Millenio che si occupa da anni del recupero del patrimonio storico - architettonico e monunumentale religioso con particolare riguardo alla chiesa di Santa Maria del Soccorso  già annessa al cinquecentesco convento dei domenicani. 
  Luigi era una persona molto stimata, non solo nel suo paese, ma anche in Lombardia, regione nella quale aveva fissato da alcuni decenni la sua residenza, per l' equilibrio,
il carattere amabile, la serietà e l'impegno disinteressato per il recupero dei monumenti, la cultura e la vita sociale del suo paese. Negli ultimi decenni si è sempre speso generosamente per la missione che si era scelto riuscendo, non solo a superare le oggettive difficoltà che incontrava, ma a coinvolgere amici e parenti  nelle sue attività. 
Tra questi i fratelli Silvio e Gino Mastrocola, studiosi e figure istituzionali della Lombardia, sua regione di adozione, l'Associazione culturale Calabro lombarda  
ed altri soggetti.  Anch'io ho avuto il privilegio di collaborare a molte sue iniziative rispondendo sempre con entusiasmo alle sue chiamate. 
  La sua scomparsa è perciò una grave perdita, non solo per la famiglia, i parenti, ma per tutta Caccuri. La prossima estate, il prossimo agosto caccurese saranno certamente molo tristi senza la sua presenza, senza sue interessanti iniziative realizzate, con pochi mezzi e molto entusiasmo e generosità perché tra le tante doti di questo intelligente caccurese, mi piace anche ricordare la sua capacità di riuscire a fare "nozze sontuose con fichi secchi." Mi unisco al coro degli amici che hanno avuto la possibilità, in occasione  delle esequie, di tessere le lodi di Luigi, lodi sicuramente meritate. 
  Addio, caro amico e parente, Riposa in pace e grazie per tutto quello che hai saputo generosamente donare alla tua famiglia, al i tuoi amici, alla tua terra natale; grazie per la traccia profonda che hai lasciato nella storia recente di questo paese. 



 LE PALME E LA FESTA DI MAYA: UN SOGNO E DUE IDEE PER FAR RIVIVERE IL PAESE E LE SUE TRADIZIONI



Primavera d'intono
brilla nell'aria
e per li campi esulta, 

scrive Giacomo Leopardi nella sua stupenda poesia "Il passero solitario", e stamattina, in un breve giretto nei dintorni della mia abitazione a Zifarelli, complice un timido raggio di sole, nonostante un'arietta fresca da  nord ovest, che provocava ancora qualche brivido di freddo, mi è parso cogliere nell'aria e nei prati ricoperti dalla calendula e dall'euforbia cogliere l'arrivo della stagione che coincide col risveglio di Maya, la dea della fecondità e con ilritorno sulla terra di Proserpina. 
   Ho sempre amato la primavera, soprattutto quella caccurese, anche perché a Caccuri a primavera si rinnovano due tradizioni stupende, autentiche caccuresi, forse anche uniche che io sappia e che affondano le radici nei secoli, una addirittura nei millenni: le palme di cioccolatini e confetti portate in processione e benedette la domenica delle palme e l'antica festa di Maya, la dea della fecondità e del risveglio della natura alla quale il dio
Vulcano, ogni primo di maggio sacrificava una scrofa gravida affinché anche la terra fosse gravida di frutti.
  Le palme di cioccolatini in origine venivano confezionate e regalate ai bambini nei primi 3 anni della loro vita dalla loro madrina di battesimo. La domenica i genitori le portavano in processione al calvario, assieme ai loro pargoletti per essere benedette. Il Sabato Santo il padre del bambino, ricambiava il dono della palma con un agnello che venia regalato alla madrina per festeggiare degnamente la Pasqua. Questa tradizione è rimasta in auge fino a qualche decennio fa, poi, perse il connotati storici, anche se tutt'ora si continua a regalare le palme, anche se a regalarle molto spesso non sono più le madrine di battesimo, ma le mamme , le nonne o le zie dei bambini. 
  Dell'antichissima festa pagana della dea Maya è rimasta qualche traccia nella tradizione di addobbare gli usci delle nostre case con rametti di spina Cristi, ginestra e achemilla in
onore dell'antica  dea. I nostri antenati ritenevano il primo maggio, giorno della festa di Maya, un giorno molto importate che poteva influire positivamente o negativamente nella nostra vita per i mesi a seguire. Per questo motivo, dopo aver addobbato gli usci per onorare la dea della fecondità che doveva assicurare raccolti abbondanti, si auguravano che al mattino presto la prima persona estranea a varcare l'uscio fosse un giovinetto  una ragazza giovane perché sarebbe stato di buon auspicio e avrebbe garantito agli abitanti della casa messi abbondanti,  ricchezza, salute e fecondità. Perciò, se al mattino presto bussavano alla porta  fanciulli o  fanciulle venivano accolti festosamente e colmati di doni, ma se disgraziatamente si presentava una persona anziana, soprattutto se a lutto e in gramaglie, veniva scacciata malamente e maledetta perché sicuramente avrebbe portato in quella casa miseria e morte. 
   Non so di preciso se qualcosa di analogo esista in altri paesi della zona o della regione, ma ho sognato spesso un rilancio di queste due bellissime tradizioni anche come possibile offerta turistico - culturale sulla quale far leva per far rivivere il nostro paese. 
   Sarebbe bello se associazioni culturali, pro loco, assessorati alla cultura e al turismo bandissero, per esempio, un concorso per premiare le "palme più belle" (diciamo con una "Palma d'oro caccurese" ) da esporre per qualche ora, dopo la benedizione al Calvario, in qualche sala del castello o di altri locali storici di proprietà del Comune ai visitatori e fotografi. 
  Analogamente ho immaginato molte volte l'organizzazione di una festa della dea Maya attraverso un concorso per premiare l'uscio meglio addobbato con spina, ginestra, aschemilla. Si potrebbe poi creare un percorso magari attraverso il centro storico o anche il rione Croci per
consentire ai visitatori di ammirare gli addobbi e alla giuria di prenderne visione per la valutazione. Lungo il percorso, negli più angoli suggestivi ragazze e ragazzi vestiti con costumi greci potrebbero offrire ai visitatori assaggi di biscottini, tartine al miele e (ambrosia) o di qualche vino dolce offerto da qualche nostro produttore o, comunque, uno dei tanti primi vini calabresi mentre  altoparlanti dislocati nei punti strategici diffonderebbero in sottofondo, a basso volume le note della Primavera di Vivaldi e del Mattino di Grieg. Opportunamente pubblicizzate queste iniziative , magari integrate da qualche attività di animazione e  altri suggerimenti che potrebbero venire dall' ìntelligente popolo caccurese per ricreare la magica atmosfera dell'antica Magna Graecia, potrebbero diventare eventi a calendario fisso per destagionalizzare e diversificare l'offerta turistica.  Io continuo a sognare queste cose sia per rivedere il mio paese vivo e popolato, almeno per un altro paio di giorni all'anno, sia per veder rivivere le nostre antiche e meravigliose tradizioni. 



             

 

                                 

ULTIME NOTIZIE     

31/03/2025 

ACCADDE DOMANI

01/04/1929

NASCE  ALBERTO MACRì (INSEGNATE ELEMENTARE E SEGRETARIO DEL CIRCOLO DIDATTICO DI CACCURI)

     Alberto Macrì nacque a Caccuri nel 1929 da Amedeo e da Angela Maria Pizzuti era quindi nipote del professore Francesco, direttore delle scuole italiane in Uruguay. Conseguito il diploma di abilitazione magistrale, dopo una parentesi di insegnamento  nelle scuole di Isola Capo Rizzuto, ottenne la titolarità nel suo paese. Insegnò per qualche anno a un paio di generazioni di alunni tra le quali la mia, poi quando il professore Mario Sperlì vinse il concorso per Direttore didattico per cui lasciò la scuola di Caccuri, Alberto lo sostituì come segretario didattico, mansione allora affidata agli insegnanti  in grado di far funzionale un ufficio che venivano, ovviamente, esonerati dall’insegnamento. In questa veste Alberto Macrì, già eccellente maestro ferrato soprattutto nella didattica delle discipline umanistiche, si rivelò un vero è proprio portento. Egli era un bravissimo dattilografo, un archivista protocollista provetto e un uomo instancabile e innamorato del proprio lavoro. Spesso, anche di domenica o durante le altre festività, lo si poteva trovare nella direzione didattica semi nascosto da faldoni e cartelle o intento a battere freneticamente sui tasti della sua mitica Olivetti Lexikon 80.
  Allora non era facile portare avanti il lavoro che in mancanza di quelli che oggi vengono definiti collaboratori amministrativi, ricadeva tutto sulle spalle di “Sant’Abberto ‘e ru quatru ” come lo apostrofava ironicamente ( o anche quando era un pochino arrabbiato) il mitico direttore  didattico  Mario Sperlì che verso la fine degli anni ’60 divenne titolare del Circolo didattico di Caccuri e con il quale diede vita ad una coppia di masochisti dediti e votati a un lavoro durissimo  e alla quale fu aggregato d’ufficio, verso la metà degli anni ’70, anche chi scrive.                     
   Uno dei lavori più massacranti del povero Alberto, oltre a quello di battere a macchina interminabili documenti, spesso in 6- 7 copie inframmezzate da carta carbone che gli tingeva le dita di nero, era quello della compilazione dei famigerati modelli degli stipendi degli insegnanti che venivano predisposti verso la metà del mese. Lo stipendio era formato all’epoca da tre voci e bisognava anche calcolare l’indennità di presenza da ridurre in caso di assenze dal servizio e, nonostante oramai da decenni la lira valesse meno di un chicco di riso, un’ottusa burocrazia ti costringeva a  tenere conto anche dei centesimi. Ed erano proprio quegli stramaledetti centesimi che spesso non facevano quadrare i conti col risultato di dover rifare tutto dall’inizio perché si dovevano sommare prima una settantina di righe  (una per insegnante) con le tre voci dello stipendio e poi le tre colonne e i totali dovevano corrispondere al centesimo. Per fare gli stipendi Alberto aveva a disposizione solo una vecchia addizionatrice meccanica alla quale, ogni volta che si accingeva a fare quell'immane lavoro, cambiava il rotolo di carta che alla fine, quando tutto filava alla perfezione, srotolava  imprecando come i rotoloni di una famosa pubblicità televisiva che non finiscono mai per farci vedere quante centinaia e centinaia di operazioni aveva dovuto eseguire. A quel tempo non c'erano ancora le calcolatrici elettroniche, Excell e le altre diavolerie tecnologiche.  Verso la fine degli anni ’70, quando nella segreterie arrivarono torme di applicati, quelli che poi diventeranno i Direttori Generali dei Servizi Amministrativi, calcolatrici elettriche ed elettroniche, computer ed altri marchingegni,  il maestro Macrì tornò a fare il maestro fino al giorno in cui andò in pensione. Poi, in un giorno di giugno, se ne andò in silenzio,  discretamente lasciandoci, un patrimonio inestimabile di insegnamenti, ma anche uno struggente ricordo che il tempo non riuscirà mai a cancellare. A me mancano tanto la sua mirabile arguzia, la sua bonomia, quel sorriso timido ed educato che ti entrava nell'animo. Chissà se nell'aldilà insegnerà ancora la storia, chissà se racconterà ancora infervorato di quell'improbabile "Perdio!" che Garibaldi avrebbe gridato rivolgendosi ad un demoralizzato Bixio,  con l'aggiunta di un "Qui si fa l'Italia o si muore!" quando il luogotenente del Generale gli consigliava la ritirata a Calatafimi? Caro Maestro, non te l'ho mai detto, ma  furono proprio quel tuo fervore e, soprattutto quel "Perdio!" che mi fecero amare per sempre la storia.
  Alberto Macrì era, oltre che un carissimo collega e il mio maestro delle elementari, anche un grande amico della mia famiglia e di mio padre anche per ragioni anagrafiche. 

 19/03/2025

                                        BENTORNATA, PRIMAVERA 

  Ragazzi, ci siamo. Domattina, 20 marzo 2025, alle ore 10,01, arriva finalmente la primavera. A quell'ora, infatti, il sole, nel suo moto apparente dovuto all'inclinazione dell'asse terrestre, sarà perfettamente perpendicolare all'equatore illuminando esattamente allo stesso modo i due emisferi nei quali il cerchio massimo divide la terra e avremo così l'equinozio che segna l'inizio della primavera. Almeno quella astronomica. Quella meteorologica, invece, un po' per la nota maledizione di Loretta Goggi che l'accusava di avere troppa fretta, un po' per il cambiamento climatico, probabilmente si farà attendere ancora un po'.  Qui da noi, infatti, nonostante da qualche giorno, almeno nelle prime ore della mattinata risplenda un bel sole, il termometro si ostina a non voler salire oltre i 15 - 16 gradi. In ogni caso, se lei fa la ritrosetta, io cerco di stimolarla a produrre i suoi effetti benefici sul nostro organismo beandomi della vista di questi capolavori del compianto amico, maestro Peppino Nesci e di qualche foto di Zifarelli che non manca mai nel mio archivio fotografico e se non basta, ripensando ai bellissimi versi di Leopardi de "il passero solitario" o ascoltando il famoso concerto di Antonio Vivaldi.  
    E allora da domani tutti fuori a goderci il tempore  primaverile, il profumo della lavanda, delle calendule, del rosmarino, delle violette, i dolci zeffiri e la luce solare che torna a deliziare gli
occhi e il cuore. Viva la primavera,
viva la vita che rinasce. 

12/03/2025

             ADDIO A LUIGI VENTURA, UN GRANDE CACCURESE



 
Ho appreso qualche ora fa, con grande sconcerto, la tristissima notizia della morte del carissimo amico e parente Luigi Ventura che si è spento ieri sera a Gallarate, dove risiedeva da molti anni, all'età di 86 anni. 
   Era figlio dell'artigiano Pietro Ventura e di Letterina Lupinacci, figlia di zia Luisa Marino, sorella di nonno Peppino  e quindi mio cugino di secondo grado.  Dottore commercialista, storico locale e divulgatore, era il presidente della Fondazione Terzo Millennio,  emanazione della Curia arcivescovile di Crotone. In questa veste  si è speso, per molti anni,  con entusiasmo, generosità e fatica e  col solo aiuto della sua famiglia, per il restauro della Chiesa di Santa Maria del Soccorso, dei suoi altari, di statue e  dipinti continuando l'opera avviata nei lontani anni 80. L'attività di presidente della Fondazione si affiancava quella di storico e divulgatore.  Luigi è infatti autore di una monumentale biografia di Cicco Simonetta, il caccurese primo ministro cancelliere e segretario del duca di Milano Francesco Sforza, del  volume "Caccuri, città di Santi e feudatari", del libro fotografico  "Viaggi nella memoria - Caccuri tra immagini, ricordi e suggestioni" una raccolta di centinaia di istantanee tra le quali foto di Vincenzo Fazio, del sottoscritto e del grande Ernesto Maffei, cognato di Luigi,  che fotografano i paesaggi e la vita sociale e culturale di Caccuri 
nell'arco di due secoli e, infine, di una raccolta di proverbi caccuresi .
  Una delle prime volte che incontrai questo caro amico e parente, fu nel luglio del 1961, quando, in divisa di sottoufficiale dell'aeronautica, venne a Merano dove ero emigrato da un mese, a far visita ai miei zii. Poi ci ritrovammo nei decenni successivi a Caccuri,  anche grazie al comune amore per la ricerca storica e per il nostro paese. Da allora iniziò una fruttuosa collaborazione. Luigi, che fu uno dei primi ad apprezzare le mie poesie e a darmi l'opportunità di presentarle in pubblico per la prima volta in occasione dell'inaugurazione di quello che avrebbe dovuto essere il centro studi Cicco Simonetta, chiese e ottenne sempre la mia collaborazione in quasi tutte le sue iniziative: dalla presentazione dei suoi libri, ai convegni che organizzava sul patrimonio storico e culturale della nostra cittadina, alla inaugurazione di mostre, come relatore o semplicemente come  moderatore.
   Caccuri deve davvero moltissimo a questo suo infaticabile e illustre figlio che, ogni volta che poteva tornava al paese natale al quale era sinceramente legato e al qual ha sempre dato generosamente senza secondi fini e senza  nulla chiederei. Mi auguro che in un futuro più o meno prossimo vengano riconosciuti ufficialmente e  degnamente i suoi alti  meriti e il suo lavoro indefesso  a favore del paese. Addio,
Luigino, caro parente  e amico carissimo. Grazie per la stima  e per l'affetto che hai sempre avuto per me. Io e la mia famiglia non ti scorderemo e custodiremo sempre con affetto il tuo ricordo. 

09/03/2025 

ACCADDE DOMANI: CADE IN COMBATTIMENTO A NIVICE (ALBANIA) L'AVVOCATO VINCENZO AMBROSIO, MEDAGLIA D'ORO AL V.M. ; NASCE DON FRANCESCO PASCULLI

  Il 10 marzo del 1941 cadde in combattimento a Nivice( Albania), il ventottenne avvocato e tenente degli arditi Vincenzo Ambrosio. Vincenzo, nato a Roma nel 1913, era figlio dei caccuresi a Giuseppe Ambrosio, principe del foro di Roma e Emilia Lafortuna.
   a volte si diventa eroi nostro malgrado, magari per caso, quando in determinate
circostanze ed eventi fortuiti ci spingono a dare il massimo di noi stessi; Vincenzo Ambrosio lo divenne deliberatamente e consapevolmente rinunciano a tutto  ciò che la vita, fino a quel giorno generosa con lui, gli aveva munificamente elargito. Così intelligenza, salute, prestanza fisica, prestigio, agiatezza, quella che si prospettava come una una luminosa carriera forense furono bruciati "sull'altare della Patria" inseguendo un sogno, un miraggio fatto balenare da un dittatore folle e sanguinario. ll'età di vent'anni si laurea in giurisprudenza e lo stesso anno risponde alla chiamata di leva. L'anno successivo,  lo ritroviamo col grado di tenente degli Arditi nella divisione Brennero di stanza a Merano.  Qui conosce e fa amicizia con un finanziere caccurese, Giovanni Chindamo sposato con una donna tirolese destinato a diventare negli anni successivi vice comandante del corpo dei vigili urbani ella cittadina sud tirolese col grado di tenente, del quale è più volte ospite. 
L'anno dopo, assieme al fratello Domenico è
a Massaua, poi raggiunge Addis Abeba e al provincia del Gimna dove ritrova un altro militare caccurese, il generale di divisione Antonio Rizzo. comandante militare in capo della provincia africana  tre anni dopo, ammalatosi di malaria, torna  è a Roma e, guarito,  presenta domanda per essere richiamato alle armi. Il giovane avvocato è ora all'epoca già un brillante funzionario del Ministero. Il ministro non vorrebbe rinunciare ai suoi preziosi servi per cui la pratica incontra notevoli intralci. Allora Vincenzo presenta le  dimissioni dall'impiego così viene arruolato e spedito in Albania. Guge a Tirana il 20 febbraio del 1941. Qui partecipa a un'azione di guerra per la quale riceve un encomio dal colonnello comandante. Poi è tutto un susseguirsi  di audaci azioni quotidiane. 
  Il 10 marzo è in corso la battaglia conosciuta come Quota 731 o di Monastero,  un'azione di quelle che "dovevano spezzare le reni alla Grecia", ma che, nonostante la superiorità numerica degli italiani, si protrasse per un decina di giorni, fino al 19 marzo quando gli arditi al comando del capitano Giorgio di Borbone Parma, anch'egli caduto in battaglia, raggiunsero finalmente l'agognata vetta.
  La mattina del 10 marzo, benché febbricitante, il tenente Ambrosio alla testa dei suoi arditi attacca per ben re volte una munitissima posizione nemica, Al terzo assalto cade colpito dal piombo nemico. I commilitoni lo portano al riparo e,  ancora lucido e cosciente, continua a impartire ordini ai suoi sottoposti per la continuazione dell'azione. I compagni lo sentono  mormorare: "!Povera mamma, povero papà; povera mamma quando lo sapranno", poi spira. 
  Per questi meriti gli verrà conferita la medaglia d'oro alla memoria per valor militare.  (Ma lei che lo amava aspettava il ritorno di un soldato vivo; di un eroe morto che ne farà?) cantava Fabrizio De Andrè. 
La triste vicenda del tenente Ambrosio dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la stupidità e l'inutilità di tutte le guerre.  A fronte di tante vite stroncate, dolore, sperpero di enormi risorse che potevano essere più proficuamente utilizzate per costruire dopo quasi un secolo le infrastrutture nel Mezzogiorno, scuole e opsedali in tutta la Penisola e migliorare le condizioni di vita della povera gente, l'Italietta fascista non solo non riuscì a spezzare le reni alla Grecia rimediando una figuraccia storica, ma nel giro di tre anni perse anche le pietraie africane,  "l'impero  fatale tornato sui colli di Roma" e l'"Imperatore" e i suoi imbelli consiglieri militari fuggirono precipitosamente e ignominiosamente da Roma lasciando i comandi militari senza direttive e alla mercé dell'esercito nazista con tutto quel che ne conseguì per cui ci vollero decine di anni di sacrifici, privazioni e stenti causati da una guerra assurda e odiosa ancor più di tutte le altre nella storia del Paese. 

Il 10 marzo, ma del 1878 è anche l'anniversario della nascita di un altro personaggio caccurese, il professore don Mario Pasculli, ex sacerdote, tenente propagandista della Grande Guerra e poi legionario fiumano con D'Annunzio durante il colpo di mano del Vate e la Reggenza del Carnaro. 


 07/03/2025

     ACCADDE DOMANI: IL BRIGANTE DOMENICO FABIANO FUCILATO AL PETRARO

  L'8 marzo del 1809 i francesi, che avevano invaso quattro anni prima il Regno il Regno di Napoli in virtù di un decreto dell'imperatore Napoleone Bonaparte del 27 dicembre del 1805, catturarono in località Bardaro dell'agro di Cerenzia  un patriota savellese, Domenico Palma, uno di tanti "briganti" come i francesi ribattezzarono braccianti e contadini che impugnavano le armi per difendere la loro terra dall'invasore,   e lo fucilarono (scupettatus ictus, com'è scritto nell'atto di morte redatto dal parroco)  a Caccuri in località Petraro, la zona compresa tra l'insediamento rupestre di Filezzi e il palazzo ducale dei Cavalcante.  
   La zona Petraro, precisamente il posto dove poi sorse la palestra all'aperto della scuola elementare (attuale campo di basket) era il luogo deputato a questo tipo di esecuzioni. Tre anni dopo, la stessa sorte, nello stesso luogo, toccò a un giovane gendarme caccurese al servizio dei francesi, Francesco Iesu, che, dopo aver ucciso un certo Vincenzo Gabriele che lo aveva minacciato di morte, si era dato alla macchia per poi costituirsi per essere processato. Purtroppo i giudici non gli concessero le attenuanti e il 7 settembre del 1812 fu condannato alla pena di morte esemplare e al pagamento delle spese di giudizio per l’importo di 277 lire e 18 centesimi. Francesco era fratello del celebre brigante criminale Rosario Iesu, alias Panazzu.

Da fanciullo, essendomi stata raccontata la storia del Petraro come luogo di esecuzione di condanne a morte, dopo l'imbrunire evitavo accuratamente di avvicinarmi a quel luogo anche perché  a Caccuri non sono mai mancati mitomani (uomini e donne)  che,  oltre alla storia, un vizietto diffuso ancora oggi,  si inventavano racconti di  "incontri ravvicinati " con fantasmi e orribili creature sovrannaturali conditi con altre dettagliate bufale fatti apposta per terrorizzare le anime semplici e, ovviamente anche i bambini e i fanciulli.

 



  




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