La
famiglia Sgro
Vincenzo Sgro 1860 - 1909
In
Argentina sia lui che il figlio, che intanto ha appreso il mestiere ed è
diventato un valente falegname, si trovano bene, ma, probabilmente la
nostalgia del paese o, forse, anche uno strano, angoscioso presentimento
li spingono a rientrare in patria per
cui salgono su un bastimento e, nel 1909 tornano a Caccuri. Vincenzo morirà lo
stesso anno, all’età di 49 anni; il figlio, sarà ancora più sfortunato e si
spegnerà, nel paese natale, a soli 47 anni, nel 1929.
Giuseppe Sgro
A
Caccuri Peppino Sgro lavorò fino alla morte, che lo colse all’età di 47
anni, nel 1929, nella sua bottega di via Buonasera, al piano terra della casa
paterna, di fronte la casa di Eduardo Lucente. Oltre a fabbricare mobili e
infissi, fu chiamato più volte a restaurare parti degli altari lignei della
Chiesa della Riforma e della Congregazione del Santissimo Rosario della quale fu
priore, per molti anni, il fratello Francesco, padre del futuro generale.
Peppino Sgro ebbe anche il tempo e l’opportunità di lasciarci un suo
lavoro conservato, ancora oggi, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie:
la bara del Cristo morto, opera in legno, foderata di velluto rosso e
tempestata di stelle dorate, con quattro angioletti adoranti agli angoli.
Peppino Sgro - Bara del Cristo _ Chiesa S. Maria delle Grazie - Caccuri
Francesca
Sgro (Checchina)
Francesca Sgro, detta Checchina
Francesca Sgro, detta Checchina, fu la figlia primogenita di Vincenzo.
Nacque a Caccuri nel 1880. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1909, si
trasferì a Catanzaro dove studiò per diventare ostetrica, conseguendo il
diploma che le consentì di esercitare la professione di ostetrica condotta dal
1917 fino al 1949. In questi 32 anni aiutò a nascere centinaia e centinaia di
bambini e bambine, molti dei quali diventarono suoi figliocci. Era tanta,
infatti, la stima dei genitori, da chiederle questo gesto che era considerato
sacro al punto che passando davanti le case dei padrini o delle madrine di
battesimo, anche se gli infissi erano sbarrati e le case disabitate, i genitori
dei bambini, ma anche gli stessi figliocci e i loro parenti, si
inchinavano e si toglievano il cappello.
Checchina Sgro era amata anche perchè si prodigava per i poveri ed
aveva fatto il voto di non pagarsi le prestazioni che esulavano dai suoi compiti
di ostetrica condotta.
Francesco
Sgro
Mastro
Francesco Sgro
"Mastro" Francesco Sgro, quarto figlio di Vincenzo, nacque
a Caccuri nel 1890. Valente muratore, nel 1910 emigrò negli Stati Uniti,
precisamente a New York ove rimase per quattro anni lavorando alla costruzione
di palazzi e grattacieli. Nel 1914 fece ritorno a Caccuri perchè richiamato
alle armi in seguito allo scoppio della "Grande guerra". Nel 1923
sposò Saveria Loria e, l'anno successivo, nel 1924, nacque la prima figlia,
Rosaria, che morì dopo pochi mesi. Nel 1926 gli nacque la secondogenita,
Francesca, detta Chicchina che vive a Busseto. Francesca aveva solo
pochi mesi quando mastro Francesco riattraversò l'oceano, diretto,
questa volta a Buenos Aires. Nel paese delle "pampas" rimase fino agli
inizi degli anni '30, poi tornò a Caccuri. Nel 1932 gli nacque un nuovo
figlio, Vincenzo
che diventerà, negli anni, ufficiale dell'esercito, fino a raggiungere il grado
di generale, nel 1933, venne alla luce Antonietta, morta nel 2006 e, infine, nel
1935, l'ultimogenito, Giuseppe. Quando rientrò in patria si mise a
lavorare, per molti anni, alle dipendenze del barone Barracco. Toccò a lui il
compito di impacchettare arredi e suppellettili della famiglia Barracco quando i
proprietari vendettero il castello.
Mastro
Francesco fu a lungo anche priore della Congregazione del S.S. Rosario,
subentrando a don Ercole Scigliano. Come il fratello Peppino era un buon
suonatore di chitarra ed un abile "novellatore". Spesso, infatti,
quando ancora non esisteva la televisione, veniva chiamato nelle varie case del
paese a raccontare le mirabolanti gesta di Orlando e dei paladini di
Francia o degli eroi di Dumas o le vicende di "Renzo e Lucia."
Morì a Busseto (PR) nel 1971
Gen.
Vincenzo Sgro, figlio di
Francesco
Ringrazio con affetto e riconoscenza l'amico Giuseppe Sgro, fratello del
generale che mi ha gentilmente fornito notizie e foto dall'archivio di famiglia
che mi hanno consentito di allestire la pagina.