La famiglia Sgro

 La storia della famiglia Sgro, una delle tante famiglie caccuresi i cui discendenti, purtroppo, non vivono più a Caccuri, ha inizio nel XIX secolo. E' la storia di gente umile che, grazie all'ingegno e all'operoso, quotidiano lavoro, diede lustro e decoro al nostro paese. Un rampollo degli Sgro, Vincenzo, nato a Caccuri nel 1932,  raggiunse il grado di generale dell'esercito italiano, meritandosi la stima e l'affetto di quanti lo conobbero.

 Vincenzo Sgro


Vincenzo Sgro 1860 - 1909

  Il capostipite, Vincenzo Sgrò,  nacque a Caccuri nel 1860. Nel 1899, accompagnato dal figlio Giuseppe, che era nato anch'egli a Caccuri  nel 1886, emigrò in Argentina, a Rosario di Santa Fè.
    Vincenzo Sgro era un valente muratore per cui non gli fu difficile diventare un apprezzato capo mastro e dare il suo prezioso contributo alla costruzioni di case, palazzi e monumenti della grande  città bagnata dal Paranà.
     In Argentina sia lui che il figlio, che intanto ha appreso il mestiere ed è diventato un  valente falegname, si trovano bene, ma, probabilmente la nostalgia del paese o, forse,  anche uno strano, angoscioso presentimento li spingono a rientrare in patria  per cui salgono su un bastimento e, nel 1909 tornano a Caccuri. Vincenzo morirà lo stesso anno, all’età di 49 anni; il figlio, sarà ancora più sfortunato e si spegnerà, nel paese natale,  a soli 47 anni, nel 1929.

   Giuseppe (Peppino Sgro)


Giuseppe Sgro

    Peppino Sgrò nacque a Caccuri nel 1886. Il nostro paese,  a quei tempi, non offriva, come tutti i paesi della Calabria e del Mezzogiorno, occasioni di lavoro e condizioni di vita dignitose per cui, all’età di soli 13 emigrò, insieme al padre, in Argentina, stabilendosi a Rosario di Santa Fe. Qui imparò il mestiere di ebanista ed ebbe l’opportunità di mettere in evidenza il notevole talento di cui la natura lo aveva fornito. Un talento che dava i suoi frutti non solo nell’ebanisteria, l’arte che gli dava di che vivere, ma anche nella musica. Peppino Sgro, infatti, come molti altri caccuresi, era anche un cultore dell’arte di Euterpe e suonava discretamente il violino, il mandolino e il flauto. La passione per la musica lo spinse a collezionare strumenti musicali e, al ritorno in patria, portò dall’Argentina tre violini, un mandolino e un flauto. Uno dei tre violini, il più pregiato,  gli era stato regalato da un ingegnere italiano ed era stato fabbricato nel 1735, a Cremona da un tale Glass, allievo di Antonio Stradivari, sotto la direzione dello stesso grande liutaio, solo due anni prima della morte del maestro.
         A Caccuri Peppino Sgro lavorò fino alla morte, che lo colse all’età di 47 anni, nel 1929, nella sua bottega di via Buonasera, al piano terra della casa paterna, di fronte la casa di Eduardo Lucente. Oltre a fabbricare mobili e infissi, fu chiamato più volte a restaurare parti degli altari lignei della Chiesa della Riforma e della Congregazione del Santissimo Rosario della quale fu priore, per molti anni, il fratello Francesco, padre del futuro generale. Peppino Sgro ebbe anche il tempo e l’opportunità di lasciarci un suo  lavoro  conservato, ancora oggi, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie: la bara del Cristo morto, opera  in legno, foderata di velluto rosso e tempestata  di stelle dorate, con quattro angioletti adoranti agli angoli.
                                   
                             Peppino Sgro - Bara del Cristo _ Chiesa S. Maria delle Grazie - Caccuri

Francesca Sgro (Checchina)


Francesca Sgro, detta Checchina

    Francesca  Sgro, detta Checchina, fu la figlia primogenita di Vincenzo. Nacque a Caccuri nel 1880. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1909, si trasferì a Catanzaro  dove studiò per diventare ostetrica, conseguendo il diploma che le consentì di esercitare la professione di ostetrica condotta dal 1917 fino al 1949. In questi 32 anni aiutò a nascere centinaia e centinaia di bambini e bambine, molti dei quali diventarono suoi figliocci. Era tanta, infatti, la stima dei genitori, da chiederle questo gesto che era considerato sacro al punto  che passando davanti le case dei padrini o delle madrine di battesimo, anche se gli infissi erano sbarrati e le case disabitate, i genitori dei bambini, ma anche gli stessi figliocci e i loro parenti,   si inchinavano e  si toglievano il cappello.
   Checchina Sgro era amata anche perchè si prodigava per i poveri ed aveva fatto il voto di non pagarsi le prestazioni che esulavano dai suoi compiti di ostetrica condotta. 
                                                                                                                     
                                                                                                                          
Francesco Sgro

                                                                                                           
                                                                                                                   
Mastro Francesco Sgro

"Mastro"  Francesco  Sgro, quarto figlio di Vincenzo, nacque a Caccuri nel 1890. Valente muratore, nel 1910 emigrò negli Stati Uniti, precisamente a New York ove rimase per quattro anni lavorando alla costruzione di palazzi e grattacieli. Nel 1914 fece ritorno a Caccuri perchè richiamato alle armi in seguito allo scoppio della "Grande guerra". Nel 1923 sposò Saveria Loria e, l'anno successivo, nel 1924, nacque la prima figlia, Rosaria, che morì dopo pochi mesi. Nel 1926 gli nacque la secondogenita, Francesca, detta Chicchina che vive a Busseto.   Francesca aveva solo pochi mesi   quando mastro Francesco riattraversò l'oceano, diretto, questa volta a Buenos Aires. Nel paese delle "pampas" rimase fino agli inizi degli  anni '30, poi tornò a Caccuri. Nel 1932 gli nacque un nuovo figlio,   Vincenzo che diventerà, negli anni, ufficiale dell'esercito, fino a raggiungere il grado di generale, nel 1933, venne alla luce Antonietta, morta nel 2006 e, infine, nel 1935, l'ultimogenito, Giuseppe.  Quando rientrò  in patria si mise a lavorare, per molti anni, alle dipendenze del barone Barracco. Toccò a lui il compito di impacchettare arredi e suppellettili della famiglia Barracco quando i proprietari vendettero il castello. 
     Mastro Francesco fu a lungo anche priore della Congregazione del S.S. Rosario, subentrando a don Ercole Scigliano. Come il fratello Peppino era un buon suonatore di chitarra ed un abile "novellatore". Spesso, infatti, quando ancora non esisteva la televisione, veniva chiamato nelle varie case del paese a raccontare le mirabolanti gesta di Orlando e dei paladini di Francia  o degli eroi di Dumas o le vicende di "Renzo e Lucia."
    Morì a Busseto (PR) nel 1971

                            
             
Gen. Vincenzo Sgro, figlio di Francesco

Ringrazio con affetto e riconoscenza l'amico Giuseppe Sgro, fratello del generale che mi ha gentilmente fornito notizie e foto dall'archivio di famiglia che mi hanno consentito di allestire la pagina.