Alfredo Rao

                                                           
                                                                

11/04/2013

Si è spento ieri mattina, all'età di 98 anni, il carissimo amico Alfredo Rao. Alfredo avrebbe compiuto 99 anni il prossimo 20 novembre, ma amici e parenti avevamo la quasi certezza che si sarebbe festeggiato, fra poco più di un anno, il secolo di via di quest'amabile  persona. Putroppo se n'è andato discretamente, in punta di piedi com'era sempre vissuto. Falegname, fervente cattolico e comunista convinto, conobbe anch'egli l'emigrazione in Germania per manenere onestamene la famiglia, poi  al ritorno in patria  lavorò per diversi anni come operaio idraulico forestale. Alfredo fu per molto tempo anche il sagrestane e coadiuvò disinteressatamene e devotamene i parroci che si succedettero alla guida della chiesa caccurese. Proverbiale la sua abilità nel suono delle campane che  sapeva accordare alla perfezione ricavandone vere e proprie sinfonie. Proverbiali anche le messe da requiem che cantava insieme all'ex arciprete don Peppino Pitaro, a Orlando Girimonte e ad Anonio Scigliano. Di lui si racconta uno spassoso aneddoto che ne mette in evidenza l'intelligenza e l'arguzia, ma anche la bontà d'animo e la tendenza a perdonare. Quando agli inizi degli anni '60 ci fu un avvicendamento tra parroci, il parroco subentrante si portò dietro dal suo paese anche un giovane sagrestano per cui Alfredo, che serviva la chiesa da molti anni, si ritrovò di fatto rimosso dall'incarico. Egli, però, non se ne lagnò, nè brigò in alcun modo per riottenere l'incarico, limitandosi a seguire  le funzioni da semplice fedele. Gli amici caccuresi, però, sempre "canaglie", cominciarono a prenderlo in giro dicendogli che  il nuovo sagrestano sapeva  il fatto suo e che lui non poteva certamente competere con uno che veniva dalla città. Egli non ne se curava, ma aspettava pazientemente l'occasione per zittire gli amici e far fare una figura barbina ai nuovi arrivati. E l'occasione capitò nel corso di una messa solenne con la chiesa particolarmente affollata. Alfredo si mise al fianco del nuovo sagrestano e quando il  parroco che celebrava la messa si volse verso i fedeli pronunciando la celebre formula "Dominus vobiscum", il sagrestano scalzato,  senza dare il tempo al giovane  collega di rispondere col solito "Et cum spirito tuo", ricorse all'arte sublime del "grammelot latino" degno di un Dario Fo pronunciando ad alta voce una improbabile risposta liturgica che nessuno conosceva. Prete e sagrestano rimasero interdetti e si guardarono tra loro, ma non osarono proferire verbo temendo di non conoscere in modo così approfondito la liturgia come la conosceva il sagrestano del luogo. Da allora i compaesani ebbero una sorta di timore reverenziale nei confronti di Alfredo e nessuno osò più ironizzare. Di lui, fra mille altri ricordi,  mi rimane anche quello del compagno fedele che era sempre uno dei primi a chiedermi la nuova tessera, anche quando la campagna di tesseramento non era ancora cominiciata e che quando incappavamo in una sconfitta politica o in un momento di scoramento, ci rincuorava col suo celebre "Sursum corda!", un incoraggiamento che gli era, per i già detti motivi, molto familiare. Addio, zio Alfredo, ci mancherai davvero tantissimo. In questo momento di dolore sono vicino ai figli Peppino, Luigi, Bruno e Giannetto, ai nipoti e ai parenti tutti.